Primo giorno
04:02am, 04:27am, 08:52am, 9:34am
Arrivano i primi messaggi delle ragazze:
I controlli in aeroporto sembrano essere scivolati via facilmente, quasi tra l’incredulità generale. Poi in pullman per Erez; il primo giorno forse è il più difficile: cercheranno di entrare a Gaza anche se il permesso è già stato negato…l’idea è quella di chiedere l’autorizzazione a far passare una delegazione femminile.
Dopo 4 ore davanti al checkpoint il permesso viene nuovamente negato: sembra, dicono loro, i militari israeliani, sia "impossibile garantire l’incolumità delle persone".
Scatta la partita di calcio con i tassisti, suonano i tamburi, Gaza rimane inaccessibile.
Permesso negato. L'isolamento forzato continua.
“Donne velate escono da Gaza per andare all’ospedale di Tel Aviv. A Gaza l’ospedale è stato distrutto.”
La carovana si dirige ora verso Deheshe, campo profughi di Betlemme.
I messaggi che arrivano scoppiano di emozioni.
Sport sotto l'assedio: carovana in Palestina
Zaini in spalla e palla al piede già in aeroporto: comincia così il viaggio di Wendy in Palestina.
Tappa ad Atene e poi Tel Aviv, arrivo previsto questa notte intorno alle 3.00
La carovana di Sport sotto l’assedio è tradizione e quest’anno a partire sono più di cento persone, da Milano ma anche da Bergamo, da Roma…ed essere più di cento ad attraversare la Palestina , in questo momento, è un segnale bello e forte.
Questo è il calcio che piace a Wendy, so different so good.
Per una settimana a sgambettare dietro un pallone ma soprattutto occhi negli occhi con donne e uomini, ragazze e ragazzi, che riflettono nello sport voglia di libertà, lotta alla segregazione.
Per tutte le informazioni sul progetto:
Le donne in piazza in tutta Italia
Le donne in piazza in tutta Italia
"E' una guerra contro la 194"
ROMA - Una cosa è certa: è stata "una dichiarazione di guerra", un "atto illegale", un "attacco alle donne e alla loro autodeterminazione". Una cosa è chiara: è necessario "alzare i toni", "rispondere", "saranno tempi bui". All'assemblea romana che si è tenuta alla Casa delle Donne c'è molta disciplina e decisione. Un intervento dietro l'altro, senza perdere tempo, senza chiacchiere inutili, viene organizzata la risposta al "blitz" di Napoli. Su questo argomento tutto è stato detto, ora bisogna di nuovo farsi sentire.
E così, in modo veloce e spontaneo, è stato in diverse città dove oggi pomeriggio ci saranno mobilitazioni. Sono previsti presidi davanti agli ospedali, dalla Mangiagalli di Milano al Sant'Orsola di Bologna, sempre a Milano un appuntamento è in piazza San Babila alle 18, a Roma invece davanti al ministero della Salute alle 17, a Napoli in piazza Vanvitelli alle 17.
È stata una reazione immediata, quella delle femministe e di molte donne, voci indignate e "furenti" si sono levate dalle assemblee, si è mosso quel movimento sommerso, quella rete di donne (dai partiti ai collettivi) che non sempre si vede ma esiste, non è un ritorno al passato, dicono, ma è di nuovo "qui e ora" intorno ad una questione strategica: la possibilità di scelta della donna.
La risposta sarà capillare ma questo, promettono le organizzatrici, è solo l'inizio, partiranno anche iniziative legali e "sarà necessario affrontare di nuovo, dopo tanti anni, la questione dei medici obiettori, quei ginecologi che per fede ma spesso per carriera non praticano interruzioni di gravidanza e rendono difficile applicare la legge nelle strutture pubbliche". Dice una "veterana" delle lotte delle donne all'assemblea romana: "Quello che è accaduto a Napoli non è stato un caso, avevano iniziato già con la legge 40, ma tutti a dire "non oseranno toccare la 194", invece vogliono farlo o meglio tenteranno di sabotarla.
VIOLENZA SESSUALE: DONNA SEGREGATA E STUPRATA A MILANO. L'ULTIMA IMPRESA DEL CAMERATA "JIMMY BUA"
Fosse stata una di quelle sordide storie di violenza, colpevole il rumeno di turno, domani mattina i giornali l'avrebbero squillata in prima pagina, forse avremmo fatto una legge straordinaria di espulsioni coatte.
Una sera esci e in un locale sui navigli conosci un uomo: ti piace, sei grande e vaccinata, ti fidi ad andare nel suo appartamento, a Quarto Oggiaro. E cosi comincia l'incubo: 13 ore di segregazione e violenza, di stupri ripetuti e di botte. Urli e combatti così tanto che i vicini fanno una segnalazione al commissariato di zona, perchè è dalla mattina presto, dalle 6.00 forse, che questa storia va avanti.
L'uomo, colto in flagranza di reato dagli agenti di polizia è Jimmy Bua, già
referente di Alleanza nazionale nell'ex zona 19 di Milano, guardia del corpo del consigliere comunale Emilio Santomauro, da sempre grande sostenitore di Roberto Jonghi Lavarini di Cuore Nero e per concludere in bellezza,nelle ultime
amministrative è stato attivissimo nella campagna elettorale a Quarto Oggiaro per Marco
Osnato,sempre di Alleanza nazionale. Un buon camerata.
Poi, dopo ore che sembrano anni, la polizia suona alla porta. Cerchi di urlare, chiamare auito, ma il mostro ti tappa la bocca. Poi scompostamente corre in bagno, tenta di mettere a lavare i tuoi vestiti laceri e sporchi di sangue, getta nel cesso i preservativi che, da buon igientista, ha usato per stuprarti per tutto il giorno. E gli agenti ti trovano così, stremata, coperta di lividi e del tuo sangue.
I giornali non ne parleranno, la notizia è in silenzio stampa. Perchè questa volta non si tratta dello straniero di turno...e anche se Giuseppe Bua non è nuovo a reati contro la persona e a violenze sessuale non diciamolo a nessuno, così domani un'altra donna si fiderà di lui e verrà segregata e brutalmente stuprata.
Tar Lazio: legittima diagnosi preimpianto
CHIESTO ALLA CONSULTA anche UN PARERE SULLA COSTITUZIONALITA' della legge 40
Tar Lazio: legittima diagnosi preimpianto
Il Tribunale ha accolto il ricorso di un gruppo di associazioni. «ScienzaVita»: «Stupore e perplessità»
ROMA - Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di un gruppo di associazioni, fra le quali Madre Provetta, Amica Cicogna e Warm, annullando per eccesso di potere le linee guida sulla fecondazione medicalmente assistita, la legge 40. In particolare la parte contestata riguardava il divieto di diagnosi preimpianto agli embrioni contenuto nelle linee guida. Lo ha annunciato l'avvocato Gianni Baldini in rappresentanza dell'associazione Madre Provetta. Il tribunale amministrativo ha anche chiesto alla Consulta di pronunciarsi sulla costituzionalità della legge 40.
Formigoni "Aborto terapeutico, limite a 22 settimane"
Il Pirellone, sede della Regione Lombardia
L'aborto terapeutico in Lombardia da ora in poi non sarà più praticato oltre le 22 settimane e tre giorni dal concepimento del feto, invece delle 24 settimane generalmente accettate dai medici. Lo stesso giorno in cui il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, ribadisce che «per la Chiesa l´aborto è un crimine», il governatore Roberto Formigoni di fatto ha anticipato la riforma della legge 194, come auspicato anche dal leader del movimento per la Vita Carlo Casini.
E guerra sia
Sorelle! lasciate che io vi dica quel che sta succedendo e contro chi dobbiamo combattere. Perchè è una guerra quella che si prepara. Non so chi si unirà a noi, ma so contro chi noi dobbiamo lottare. Si tratta del Magisterium, della Chiesa. Per tutta la sua storia - che non è lunga rispetto alle nostre vite, ma è durata molte e molte dele loro - la Chiesa ha cercato di reprimere e controllare tutti gli impulsi di natura. E quando non riesce a controllarli li amputa....
....Questo è ciò che fa la Chiesa, e ogni Chiesa è la stessa: controllo, distruzione, cancellazione di ogni senso e ogni sentimento positivo. Dunque, se verrà un guerra, e in essa la Chiesa si schiererà da una delle due parti, noi dobbiamo essere dall'altra, e non importa quanto strani possano essere gli alleati con cui ci troveremo unite.
Ruta Skadi
Il 25 novembre 2007 riuniamo le nostre forze e urliamo “NESSUN’ALTRA!”
2' TORNEO TACCHETTI A SPILLO
TRIANGOLARE DI CALCIO FEMMINILE
dalle ore 14.00 C/O campo a 7 di Loreto a Bergamo
Nel 1981 la prima riunione del movimento femminista dell’America Latina e dei Caraibi dichiarava il 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne in memoria dell’uccisione delle sorelle Mirabal da parte delle forze di sicurezza del governo Trujillo, avvenuta nelle Repubblica Dominicana nel 1960.
Nel 1999, le Nazioni Unite dichiararono il 25 novembre Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne.
Da allora sono stati fatti significativi passi nel riconoscimento e nell’attuazione dei diritti umani delle donne, ma constatiamo con amarezza che:
-molte forme di discriminazione avvengono nella sfera privata e per questo si mantengono invisibili al sistema di protezione dei diritti umani
-esistono pregiudizi e pratiche consuetudinarie basate sulla convinzione dell’inferiorità o della superiorità dell’uno o dell’altro sesso o sull’idea di ruoli stereotipati degli uomini e delle donne
Diciamo basta alla violenza domestica, agli stupri, ai maltrattamenti, agli abusi, alla molestia sessuale, al machismo, al sessismo, ed a tutti gli altri attacchi che violano i diritti umani fondamentali, i diritti sessuali ed i diritti riproduttivi.
caracoles.noblogs.org







